I siti aziendali sono lenti soprattutto per immagini troppo pesanti, troppi plugin, hosting economico, cache non attiva e script o font esterni inutili. PageSpeed Insights di Google indica in un minuto cosa correggere.
Più della metà delle persone abbandona un sito che impiega più di tre secondi a caricarsi da smartphone. Un sito lento non è solo fastidioso: fa perdere clienti e posizioni su Google. La buona notizia è che le cause sono quasi sempre le stesse. Ecco i cinque errori più comuni e come correggerli.
1. Immagini troppo pesanti
È il problema numero uno. Foto caricate direttamente dalla fotocamera pesano diversi megabyte. Ridimensionale alla larghezza effettiva in cui vengono mostrate e usa formati moderni come WebP. Spesso basta questo per dimezzare i tempi di caricamento.
2. Troppi plugin
Ogni plugin aggiunge codice da caricare. Fai un inventario: disattiva quelli che non usi, sostituisci quelli che fanno la stessa cosa con uno solo e preferisci soluzioni leggere e aggiornate.
3. Hosting economico
Un hosting da pochi euro all’anno condivide le risorse con centinaia di altri siti. Se il server risponde lentamente, nessuna ottimizzazione basta. Per un sito aziendale vale la pena scegliere un hosting ottimizzato con server in Europa.

4. Nessuna cache
La cache salva una versione pronta delle pagine, così il server non deve ricostruirle a ogni visita. Molti hosting la offrono già: va solo attivata e configurata correttamente.
5. Font, video e script esterni
- Carica solo i pesi dei font che usi davvero.
- Non far partire video pesanti in automatico nella prima schermata.
- Rimuovi script di strumenti che non usi più, come vecchi pixel o chat dimenticate.
«Ogni secondo in meno di caricamento è un cliente in più che resta sulla pagina.»
Controlla il sito oggi con PageSpeed Insights e correggi un errore alla volta, partendo dalle immagini. Sono interventi piccoli che si notano subito, sia dai clienti che da Google.
Domande frequenti
Quanto deve essere veloce un sito?
Da smartphone dovrebbe caricarsi in meno di 3 secondi.
Qual è il primo intervento da fare?
Ridimensionare e comprimere le immagini, ad esempio in formato WebP.
